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18 gennaio 2006

Individualista o collettivista? (parte II)

di Piergiorgio Zettera
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Nel numero di marzo di “Soluzioni”abbiamo visto come le differenze culturali influiscono sull’approccio individuale al conflitto. In questo articolo ci concentreremo su come queste differenze influenzano anche il nostro comportamento durante una conciliazione.

Per i collettivisti, partecipare a una conciliazione può essere problematico. Questo avviene in particolare se la conciliazione ha caratteristiche “valutative”e avversariali, cioè se segue un procedimento prestabilito che può essere accostato a una procedura giudiziaria, e le parti sono assistite da avvocati. Durante un procedimento conciliativo di questo genere, una personalità  collettivista potrebbe essere colta da ansia e confusione, in particolare se sono coinvolti altri membri della sua comunità  o del suo gruppo di appartenenza con cui vuole mantenere un buon rapporto.

Vi sono diversi modi in cui l’impostazione culturale influisce sull’andamento della conciliazione. Gli individualisti prediligono un conciliatore professionista imparziale e che renda noti eventuali rapporti con le parti coinvolte. I collettivisti preferiscono, invece, un conciliatore che sia a conoscenza delle dinamiche interne al loro gruppo o alla loro comunità  e del contesto in cui si svolge la controversia: il conciliatore dovrebbe essere in grado di ristabilire l’armonia tra le parti coinvolte e all’interno delle rispettive comunità .

Gli individualisti ritengono che alla conciliazione debba prendere parte solo chi è direttamente coinvolto nella controversia. I collettivisti, invece, pensano che a un conflitto siano interessati tutti i membri del gruppo. Nelle conciliazioni con un approccio individualista, il conciliatore e le parti si riuniscono intorno allo stesso tavolo, o comunque nella stessa stanza. Il conciliatore illustra le regole base che governeranno il procedimento, mentre le parti esprimono in modo aperto e diretto le rispettive posizioni e gli interessi alla base della controversia. Nelle società  collettiviste, per evitare conseguenze sulla propria immagine all’interno del gruppo o della comunità , le controversie portate in conciliazione non sono condotte attraverso un confronto diretto tra le parti. I collettivisti preferiscono servirsi del conciliatore come portavoce delle loro ragioni, incontrandolo in privato. In un secondo momento il conciliatore comunicherà  le informazioni e le proposte conciliative alla controparte. Lo stile di negoziazione individualista prevede un approccio aperto, diretto e focalizzato sull’obiettivo.

Lo stile di negoziazione collettivista al contrario è indiretto e incentrato sui rapporti di gruppo. Gli interessi delle parti coinvolte sono espressi attraverso metafore e con il linguaggio del corpo. Le soluzioni vengono prospettate sulla base di una visione sistematica e coordinata degli interessi del gruppo. Lo scopo è quello di trovare una soluzione che mantenga l’armonia tra i membri della comunità .

L’elemento indefettibile in ogni conciliazione è di accompagnare pazientemente le parti verso la comprensione dei propri concreti interessi. Quando individualisti e collettivisti si trovano gli uni di fronte agli altri in una conciliazione, è facile che si creino ulteriori incomprensioni. In questi casi il ruolo del conciliatore è di fare da ponte tra i due diversi approcci culturali. Alla difficoltà  di superare le rigidità  delle posizioni sostanziali, si aggiungono infatti quelle basate sui rispettivi modelli culturali di riferimento.

Piergiorgio Zettera
da Cultural Issues in Mediation: Individualist and Collectivist Paradigms, Mediation.com, di Walter A. Wright

 

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