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18 gennaio 2006

Individualista o collettivista? (parte I)

di Piergiorgio Zettera
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Ogni procedimento di conciliazione fa storia a sè, perchè è anche il frutto dei modelli culturali dei partecipanti. La conoscenza di questi modelli è molto utile per il conciliatore, perchè gli consente di trovare la strada migliore per superare ogni barriera di tipo culturale.

I due principali atteggiamenti culturali sono l’approccio individualista e l’approccio collettivista. L’approccio individualista pone al centro gli interessi personali dell’individuo. Ogni individualista vede sè stesso come indipendente ed a sè stante rispetto alla comunità  o al gruppo di cui è parte, e si impegna a costruire e a mantenere delle relazioni con gli altri solamente ove possa ottenere dei concreti vantaggi. I tratti tipici di un individualista sono la sicurezza in sè stesso, la competitività  ed il porre innanzi agli interessi della comunità /gruppo i propri.

L’approccio collettivista, invece, pone al centro gli interessi primari del gruppo o della comunità  di cui l’individuo è parte. Ogni collettivista vede sè stesso come necessariamente inserito nel gruppo. I tratti tipici di un collettivista sono il rispetto per gli altri e la cooperazione.

Nelle società  individualiste le persone sono educate sin da bambini a perseguire i loro personali obiettivi ed interessi, e si mira a formare le loro personalità  come distinte ed autonome da quelle delle loro famiglie, per spingerli a distaccarsi da esse ed essere autosufficienti con il raggiungimento dell’età  adulta. Tale approccio abitua le persone a considerare come normale il conflitto anche all’interno della famiglia o degli altri gruppi sociali di appartenenza.

Al contrario, nelle società  di stampo collettivista le tendenze al conflitto sono scoraggiate. I bambini vengono educati a conformarsi e ad identificarsi con il gruppo di appartenenza, e da adulti hanno forti relazioni di interdipendenza con i membri delle loro famiglie o dei loro gruppi.

Diversi studi hanno dimostrato che in generale gli adulti tendono a diventare maggiormente collettivisti con l’età , che i ricchi sono più individualisti dei poveri, e che le donne tendono ad essere più collettiviste degli uomini. Chi è abituato a lavorare in team è più collettivista di chi è abituato a lavorare da solo. L’apertura internazionale, i viaggi e i soggiorni all’estero, espongono le persone a diverse culture rafforzando il loro individualismo.

L’atteggiarsi delle persone come individualisti o collettivisti dipende anche dal contesto in cui esse si trovano. I collettivisti non sono competitivi tra membri di uno stesso gruppo/comunità , mentre lo sono con i membri di altri gruppi/comunità . Così gli individualisti sono competitivi nell’ambito delle relazioni d’affari e di lavoro, mentre non lo sono con i membri delle loro rispettive famiglie.

In ogni paese vi sono sia individualisti che collettivisti, ma spesso si possono individuare tendenze generali. L’individualismo è prevalente negli USA, in Canada, in Australia, in Nuova Zelanda, in Israele, nel Sud Africa e nella maggioranza dei paesi del Nord e dell’Ovest dell’Europa. Nel resto del mondo risulta invece predominante il collettivismo.

Nel prossimo numero di Soluzioni cercheremo di capire in che modo le differenze tra approccio individualista e approccio collettivista influiscono sul procedimento di conciliazione.

Piergiorgio Zettera

da Cultural Issues in Mediation: Individualist and Collectivist Paradigms, Mediation.com, di Walter A. Wright

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