+39 06 36 09 37
Il portale di riferimento sulla risoluzione alternativa delle controversie
Nr. 1 Registro organismi di mediazione Ministero della Giustizia
20 ottobre 2008

Il doppio binario del ricorso agli organismi di conciliazione

di Leonardo D'Urso
Print Friendly

Rileviamo con soddisfazione che la delega al Governo in materia di mediazione e conciliazione delle controversie civili e commerciali, contenuta nell’articolo 39 del disegno di legge “bis”di accompagnamento alla manovra finanziaria, approvato pochi giorni fa dalla Camera e attualmente all’esame del Senato, è – finalmente! – in linea con le best practices internazionali e con gli indirizzi comunitari.

Uno dei parametri presi in considerazione nel rapporto annuale Doing Business della World Bank è l’Enforcing Contracts, ossia il tempo necessario ad un creditore coinvolto in una disputa contrattuale dal giorno di inizio della causa in tribunale al giorno dell’effettivo recupero del credito. Nell’attuale edizione, l’Italia si è classificata al 169
° posto – su 181 Paesi presi in considerazione – con la non invidiabile media di 1.210 giorni, superata abbondantemente da paesi come l’Angola, il Gabon e il Botswana. Il posizionamento dell’Italia in questa classifica, sintetizza più di ogni altro dato, l’effetto “collo di bottiglia”della nostra giustizia civile e la conseguente ricaduta negativa sull’economia interna, sul grado di attrazione degli investimenti e più in generale sulla competitività  del nostro Paese.

Per contribuire a rendere più efficiente l’amministrazione della giustizia sia l’Unione Europea sia la World Bank stanno finanziando diversi progetti internazionali incentrati su un principio cardine dell’Accesso alla Giustizia: la pluralità  e la diversificazione dei metodi e dei luoghi per la risoluzione delle controversie. In questo ambito, il ricorso agli organismi di conciliazione riveste un ruolo di primaria importanza, non in “alternativa”alla giustizia amministrata dallo Stato, ma a supporto e complemento della sua efficienza. La costituzione di una pluralità  di “accessi”alla risoluzione dei contenziosi ha infatti un effetto positivo – a costo zero – sull’efficienza della giustizia statale che avendo risorse limitate può concentrasi meglio e più rapidamente sui contenziosi che devono essere portati all’attenzione del magistrato.

L’esercizio della nuova delega, da esercitarsi entro sei mesi, potrà  grandemente – insieme all’introduzione di molte altre disposizioni di procedura – contribuire allo smaltimento del debito giudiziario purchè in sede di stesura dei decreti si tenga debito conto dell’esperienza degli operatori del settore che quotidianamente da circa dieci anni gestiscono procedure di conciliazione. Al di là  di teorie e correnti di pensiero, la lettura dei dati degli ultimi anni in Italia può essere facilmente sintetizzata in un apparente paradosso: (1) il successo della conciliazione amministrata da tutti gli organismi specializzati mediante conciliatori adeguatamente formati e (2) il ridotto ricorso spontaneo e sistematico da parte dei litiganti e dei loro consulenti agli organismi di conciliazione prima o durante la causa. Si consideri che per avere un effetto sull’efficienza dell’amministrazione della giustizia civile, dovrebbero essere dirottate presso gli organismi di conciliazione almeno 2 milioni di cause in corso (sui 5 milioni pendenti) ed almeno il
 
50% di quelle entranti ogni anno. Di certo, statistiche al di sotto del milione di conciliazioni effettivamente svolte presso gli organismi specializzati sono ininfluenti al fine di migliorare l’efficienza dell’amministrazione della giustizia.

Le soluzioni legislative dovrebbero quindi viaggiare su un doppio binario. Il primo volto a rafforzare la qualità  della conciliazione amministrata (l’offerta) e il secondo nell’assicurare il costante ricorso agli organismi di conciliazione (la domanda). I dati degli ultimi anni in Italia dimostrano che purtroppo la qualità  degli organismi è condizione necessaria, ma non sufficiente ad assicurare il ricorso agli stessi in numero tale da decongestionare i tribunali.

Sulla “qualità “della conciliazione, l’Italia è già  all’avanguardia, con l’istituzione al Ministero della giustizia, in forza del decreto legislativo 5 del 2003, di un efficiente registro degli organismi di conciliazione al quale si stanno progressivamente accreditando i circa 130 organismi di conciliazione pubblici e privati presenti in Italia e i 7.800
 
conciliatori formati (una media 60 conciliatori per organismo) che ogni anno facilitano la risoluzione di circa l’80% degli incontri di conciliazione svolti. I criteri di accreditamento al Registro degli organismi di conciliazione sono già  in linea con la Direttiva Europea in materia che, nonostante si riferisca alle controversie transfrontaliere, introduce diversi punti fermi. Solo alcuni correttivi sono necessari, nel rafforzamento della neutralità  e indipendenza degli organismi e dei conciliatori rispetto alle parti in lite – in maniera simile alle incompatibilità  dei giudici – e nella formazione obbligatoria per tutti i conciliatori in tecniche di gestione del conflitto.
 

Molto invece si deve e si può fare sul secondo binario del ricorso agli organismi di conciliazione da parte dei litiganti. Le soluzioni da prendere in considerazioni possono essere diverse: estendere l’amministrazione dei tentativi di conciliazione già  presenti nel nostro ordinamento (lavoro, telecomunicazioni, del CTU, davanti al giudice di pace, etc…) agli organismi del Registro del Ministero armonizzando al contempo le varie procedure, introdurre in via sperimentale il ricorso preventivo agli organismi di conciliazione come condizione di procedibilità  per alcune nuove tipologie di controversie seriali o altamente tecniche (e ogni anno analizzare quante controversie sono state risolte), promuovere un’azione straordinaria per il contenzioso pendente basato sull’invito del giudice alle parti al ricorso agli organismi di conciliazione ovvero con incentivi fiscali. Ad esempio, basterebbe che i conciliatori già  formati – che in pochi mesi potrebbero diventare circa 15.000 – svolgessero in media 4 conciliazioni a settimana per un anno per contribuire grandemente a dimezzare in breve tempo il numero di cause pendenti senza alcun costo per lo Stato.
 
 

Sempre sotto il profilo del “ricorso agli organismi”, occorrerebbe stipulare criteri di tariffe per i legali – ad esempio a forfait – che incentiverebbero a rappresentare i loro clienti presso gli organismi di conciliazione e, soprattutto, favorire la stipula di polizze assicurative di tutela legale a copertura anche dei costi delle tariffe degli organismi di conciliazione e di arbitrato.

In questo ambito, l’insuccesso delle

conciliazione obbligatoria nelle cause del lavoro, non deve trarre in inganno, al contrario rafforza la tesi del doppio binario, in questo caso invertito. Il tentativo di conciliazione obbligatoria esiste da molto tempo (secondo binario), ma si è trasformato in un mero ed inutile rito perchè non gestito da organismi di conciliazione specializzati (primo binario). Al contrario un esempio di corretto utilizzo dei “due binari”si sta rivelando il tentativo obbligatorio di conciliazione nel settore delle telecomunicazioni già  attivo da diversi anni presso organismi specializzati. Assegnare anche la conciliazione del lavoro agli organismi di conciliazione del registro assicurerebbe l’intervento di un professionista e quindi un’alta percentuale di successo.

In conclusione, a fronte di un centinaio di organismi di conciliazione già  operanti in Italia, nell’ultimo anno gli incontri di conciliazione non hanno superato i quattromila casi, di cui la maggior parte derivanti dalla conciliazione obbligatoria nelle cause tra utenti e operatori telefonici. Questi numeri sono del tutto insufficienti a migliorare l’efficienza dell’amministrazione della giustizia. Il pericolo quindi è un nuovo insuccesso al ricorso a tale istituto (e non nell’istituto in sè). In sede di delega, il Governo dovrebbe puntare con coraggio ad una serie di interventi volti a disincentivare il ricorso immediato al giudice stabilendo il preventivo ricorso agli organismi di conciliazione, che la Corte Costituzionale ha già  dichiarato più volte in linea con l’art. 24 della costituzione, come condizione di procedibilità .


 

commenti
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...
Articoli Consigliati
Cambia la conciliazione per le controversie di lavoro
Il governo ha proposto una revisione degli articoli da 410 a 412-quater del codice di procedura civile, con la quale si modificheranno gli strumenti...
ADR per il conto del medico
Il parlamento della California ha approvato di recente una proposta di legge che prevede la creazione di un meccanismo indipendente di risoluzione...
Roma, 6 ottobre 2008
Controversie internazionali: strumenti e soluzioni pratiche per le imprese multinazionali
E’ previsto per il 6 ottobre, nella sede romana di Baker&McKenzie in Viale di Villa Massimo 57, il seminario dal titolo “Controversie...
Newsletter

NON PERDERTI LE NEWS SUL MONDO
DELLA MEDIAZIONE E GIURISPRUDENZA

Iscriviti alla Newsletter per ricevere le notizie in ambito giuridico e di gestione delle controversie.
Ho letto e accetto l’Informativa sulla Privacy

Loading...
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. ok