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Nr. 1 Registro organismi di mediazione Ministero della Giustizia
5 aprile 2011

Il controllo sugli organismi di mediazione e sugli enti formatori

di Stefania Pieroni
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Le vigenti norme in tema di mediazione civile e commerciale – D. Lgs. 28 del marzo 2010 e D.M. 180 di ottobre 2010 – prevedono, tra l’altro, l’individuazione di specifiche attività volte alla verifica dei soggetti coinvolti nella procedura, sia sotto il profilo dei requisiti minimi che tali soggetti debbono possedere per ottenere l’iscrizione nel registro degli organismi accreditati – i soli a poter erogare servizi di mediazione, come disciplinati dalle norme richiamate -, sia sotto il profilo della corretta gestione delle attività prestate dai medesimi soggetti.
Quanto alla iscrizione degli organismi nel registro, rectius ai criteri e alle modalità della iscrizione, si ritiene in questa sede di poter rinviare alle norme di riferimento, tranne richiamare l’attenzione sulla prescritta verifica della professionalità ed efficienza dei richiedenti, l’onorabilità dei soci associati amministratori o rappresentanti degli stessi, la qualificazione professionale dei mediatori e la loro onorabilità.
Appare utile ricordare che la violazione degli obblighi inerenti le dichiarazioni rese al fine della iscrizione, commesse da pubblici dipendenti o da professionisti iscritti ad albi o collegi professionali, costituiscono illecito disciplinare sanzionabile ai sensi delle norme deontologiche.
Relativamente al controllo in itinere sulla erogazione dei servizi di mediazione, fin dalla iscrizione nel registro presso il Ministero della Giustizia, scaturiscono degli effetti riconducibili all’attività di controllo di cui ci stiamo occupando. L’organismo ed il mediatore, infatti, non possono rifiutarsi di svolgere, senza giustificato motivo, la mediazione; un ingiustificato rifiuto, o la reiterata violazione degli obblighi previsti, ne farebbe conseguire la sospensione o addirittura la cancellazione; a far data dal secondo anno di iscrizione, entro un termine previsto per legge, l’organismo deve trasmettere al responsabile del registro il rendiconto della gestione nelle modalità prescritte; la rendicontazione delle attività svolte, dunque è oggetto di attenta e puntuale  rilevazione, anche informatica, soprattutto in riferimento al numero elevato delle pratiche da gestire. Se per incompetenza, inefficienza, inaffidabilità un organismo dovesse svolgere meno di dieci procedimenti di mediazione in un biennio, il responsabile del registro ne disporrà la cancellazione, a seguito della quale sarà impedito all’organismo di ottenere una nuova iscrizione prima del decorrere   di un anno.
L’esercizio di questo potere di controllo, spettante al responsabile del registro, avviene anche mediante acquisizione di atti e notizie, esercitato nei modi e nei tempi stabiliti da circolari o atti amministrativi equipollenti.
Continuando nell’esame delle attività di controllo, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico per i procedimenti di mediazione in materia di consumo, il Ministero della Giustizia, procede annualmente al monitoraggio statistico dei procedimenti di mediazione svolti dagli organismi iscritti, separatamente riferiti alla mediazione obbligatoria a quella volontaria e a quella delegata dal giudice disciplinata dalla norma, con l’evidenza dei casi di successo della mediazione e dei casi di esonero dal pagamento delle indennità se la parte si trovi nelle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato (solo mediazioni c.d. “obbligatorie”) .
Al diniego del giudice di omologa del verbale di accordo contrario all’ordine pubblico o a norme imperative, consegue la trasmissione al responsabile de registro del relativo provvedimento.
E’ fatto divieto all’organismo di assumere diritti ed obblighi connessi con gli affari trattati dai mediatori che operano presso di sé o in virtù di accordi conclusi avvalendosi di strutture personale o mediatori di altri organismi.
La procedura di mediazione, come noto, si svolge senza formalità, così come gli atti del procedimento di mediazione non sono soggetti a formalità; tutta l’attività esercitata dagli organismi, pertanto, per quanto non espressamente previsto dalle norme, viene disciplinata da un atto interno dell’organismo denominato regolamento, che, fin dalla richiesta di iscrizione al registro e ad ogni modificazione, viene sottoposto a verifica da parte dell’autorità competente.
Non da ultimo, l’individuazione delle tabelle delle indennità e dei criteri di determinazione in deroga, esplicite per gli enti pubblici, di riflesso per quelli privati, determina l’inquadramento economico del costo della procedura in limiti monitorabili (attraverso la rendicontazione della gestione) e mira a non gravare eccessivamente le parti in conflitto del costo del servizio stesso.
Per effetto delle esenzioni, totali e parziali, dall’imposta di bollo e da ogni spesa tassa o diritto nonché dall’imposta di registro nei limiti previsti, viene previsto il monitoraggio delle mediazioni ai fini della copertura degli oneri (per lo Stato, in termini di mancati introiti), attraverso la corrispondente riduzione della quota di risorse del Fondo unico di giustizia; è disciplinato un ulteriore monitoraggio a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sempre ai fini della determinazione degli oneri di cui sopra e dell’eventuale scostamento rispetto alle previsioni, con ulteriore necessaria copertura.
Molti degli organismi iscritti al registro sono anche enti di formazione iscritti nell’elenco tenuto presso lo stesso Ministero della Giustizia. Anche in riferimento a questi ultimi il controllo ed il monitoraggio delle attività prestate è disciplinato dalle norme di riferimento, a partire dal possesso dei requisiti di idoneità finanziaria ed organizzativa da parte del richiedente, dei requisiti di onorabilità dei soci associati amministratori o rappresentanti degli enti, della trasparenza amministrativa e contabile dell’ente stesso, estendendosi all’individuazione di un responsabile scientifico di chiara fama ed esperienza in materia di ADR che attesti la completezza e l’adeguatezza del percorso formativo erogato dall’ente.

Previsioni di sospensione e cancellazione dall’elenco sono disciplinate anche per gli enti formatori.
Tutte queste attività di controllo sui soggetti coinvolti nella mediazione, si possono ritenere organiche e strutturate ed avendo l’obiettivo della corretta applicazione della norma, contribuiscono a porre le basi per un utilizzo dello strumento il più efficacemente ed efficientemente auspicabile.

 IL CONTRIBUTO ESTERNO DI ENTI E ORGANISMI ALL’ANALISI PREVENTIVA DEI DATI

Diversi enti hanno avvertito la necessità di contribuire all’attività di monitoraggio e controllo di efficienza ed efficacia di organismi e enti formatori,  nel campo della mediazione.
In particolare si segnala quella prevista dal protocollo d’intesa siglato a luglio 2010 tra:

–          Il Comune di Roma

–          L’Ordine Provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma

–          L’Ordine degli Avvocati di Roma

–          L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma

in collaborazione con la Presidenza del Tribunale di Roma, l’Istituto di ricerche OR.ME. (Osservatorio sulle Responsabilità in Medicina) e la Camera di Conciliazione di Roma, che avendo da tempo avviato attività per lo sviluppo e l’attuazione della conciliazione extragiudiziaria,  concretizzatasi in progetti quali lo Sportello di Conciliazione, la Porta del Diritto, Accordia,  hanno ritenuto di dare impulso a nuovi progetti orientati,  in primis, ad attività di studio di approfondimento e di formazione inerente la mediazione, in modo coordinato ed omogeneo, improntato alla qualità all’imparzialità all’autonomia e all’indipendenza.
Questo progetto concretamente ha inteso avviare una ricerca sul territorio di Roma avente ad oggetto, tra l’altro:

–          una mappa dei conflitti che possono trovare soluzione tramite la mediazione (per i cui risultati si rimanda al rapporto)

–          una rilevazione e sistematizzazione delle controversie giudiziarie degli ultimi 5 anni che devono essere sottoposte obbligatoriamente al tentativo di mediazione ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs: 28/2010 (condizione di procedibilità della domanda giudiziale)

dal cui primo rapporto sullo stato dei conflitti nella città di Roma: “la Mappa dei conflitti”, è emerso che su un totale di cause iscritte a ruolo presso il Tribunale di Roma e l’Ufficio del Giudice di Pace dei Roma  nel quinquennio 2005-2010, pari a 1.233.744 (di cui 1.203.947 definite con sentenza), il 10% circa sono i procedimenti soggetti al tentativo obbligatorio di mediazione dal 21/03/2012 (per effetto del rinvio di un anno della obbligatorietà  nelle materie condominio e risarcimento danni da circolazione stradale; tale percentuale scende al 3% se si considera la data del 21/03/2011 (attuali materie sottoposte alla condizione di procedibilità).
L’esame del dato menzionato conferma che il maggior impulso all’utilizzo della mediazione quale strumento di risoluzione alternativa delle controversie perverrà dalla mediazione delegata e da quella su base volontaria o da clausola compromissoria.

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