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18 giugno 2006

Gli avvocati sono ancora contrari alla conciliazione?

di Rachele Neferteri Gabellini
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Quando all’inizio degli anni novanta la conciliazione ha iniziato a diffondersi in Gran Bretagna, il mondo forense ha duramente criticato questo nuovo strumento e ha spesso assunto un approccio ostile e scettico. Lo scetticismo si basava prevalentemente sui potenziali effetti negativi che la conciliazione poteva comportare per la redditività  della professione.
 

All’epoca, peraltro, alcuni avvocati e alcuni giuristi avevano intuito la portata innovativa della conciliazione. Ovviamente la predisposizione ad assumere un atteggiamento più aperto era legata anche alla sensibilizzazione e all’informazione. Gli avvocati che nel Regno Unito hanno mostrato interesse e un atteggiamento più aperto si sono iscritti al CEDR (Center for Effective Dispute Resolution), hanno iniziato a seguire corsi di formazione e ad acquisire una crescente competenza nella materia, proponendo la conciliazione anche ai propri clienti come un valido ed efficace strumento di risoluzione delle controversie da affiancare al contenzioso ordinario. Tutto questo, però, non ha ancora consentito alla conciliazione di acquisire un livello di diffusione professionale pari ad altri strumenti di risoluzione delle controversie, come ad esempio l’arbitrato.
 

Il passo successivo e naturale sarà  quello di rendere la conciliazione una procedura riconosciuta, sia dagli avvocati che dai clienti, come strumento totalmente equiparabile alle altre procedure. Questo passaggio sarà  inevitabile se si tiene conto che l’esigenza dei clienti di risparmiare sui costi e sui tempi del giudizio ordinario è sempre più pressante, ed è legata alla necessità  di stare al passo con un mercato sempre più competitivo e globalizzato. Oggi i clienti sono difatti più informati e consapevoli e non comprano servizi legali a scatola chiusa.
 

Riduzione delle spese e dei tempi, possibilità  di mantenere e rinsaldare i rapporti commerciali, eliminazione delle problematiche legate alla scelta della legge applicabile tra parti straniere, possibilità  di “creare valore”piuttosto che di “farsi la guerra”sono le priorità  segnalate dal mercato e da chi vi opera. La conciliazione sembra, pertanto, racchiudere in sè tutte le caratteristiche per venire incontro a queste esigenze.
Rachele Gabellini
da Karl Mackie, Are lawyers falling short in mediation?, The Barrister
 

 

 

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