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16 dicembre 2010

Dall’ottica avversariale a quella conciliativa…nell’interesse del cliente

di Luca Tantalo
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La riflessione di un avvocatoSabato 11 dicembre ho terminato il corso di 52 ore, previsto dal regolamento del 18 ottobre (D.M. n. 180), tenuto dall’ADR Center e devo dire che sono rimasto molto contento del corso, ma soprattutto del cambio di mentalità che questa esperienza ti fa avere, permettendoti di comprendere le reali possibilità della mediazione, non limitate solamente alla riduzione del carico dei Tribunali.

Con una certa emozione, qualche giorno fa ho inviato all’ADR Center la prima istanza di mediazione, ovviamente volontaria. Devo dire che convincere i clienti di questa opportunità (perché tale la ritengo) è stato abbastanza semplice; mi sono anche premurato di parlare con le controparti per spiegare loro, prima che venissero convocate, di che cosa si tratti. Questo è stato meno facile, ma alla fine ho ottenuto (almeno così mi hanno garantito) la loro presenza. Tra l’altro, siamo già stati convocati (e questo dà l’idea della rapidità della procedura) per il 19 gennaio, e non vedo l’ora di iniziare.

Devo confessare che, come tutti, tempo fa ero abbastanza scettico non sulla mediazione in se, ma sul fatto che in Italia, Paese in cui i grandi cambiamenti sono duri da accettare, potesse realmente avere successo. Per questo ritengo che l’obbligatorietà, almeno per qualche anno, sia assolutamente indispensabile: anzi, ritengo che le materie per cui è prevista avrebbero dovuto essere di più.

Ora però, credo che la mediazione sia una grande opportunità per tutti.

Per noi avvocati, perché la creazione di valore che può scaturire da una mediazione non può che rendere soddisfatto un cliente che si ricorderà che è anche grazie a noi che ha ottenuto questo risultato e magari ci offrirà altri incarichi, che potranno anche scaturire direttamente dalla mediazione: penso, per esempio, ad un nuovo contratto da redigere tra le parti originariamente in contrasto.

Per il cliente che forse dovrà rinunciare a qualcosa di quello che riteneva suo pieno diritto avere ma che avrebbe avuto (forse, perché nei Tribunali italiani nulla è scontato) tra tanti anni, con tanta fatica e tante spese;  in cambio potrà avere magari qualcosa che non avrebbe neppure immaginato all’inizio della lite – penso, per esempio, ad un nuovo contratto, una nuova collaborazione o altri benefit e così via –  con vantaggi economici evidenti. Senza tenere presente che poi, per fattori di vario tipo, spesso dopo anni ed anni di costose cause il risultato è molto inferiore a quello che ci si attendeva.

Ed infine, per il Paese (e quindi per tutti noi), perché la rapida risoluzione di controversie che normalmente resterebbero paralizzate per anni, con blocco di risorse e di capitale, e che invece si sistemeranno rapidamente, consentirà così il reinserimento (e l’investimento) di dette risorse. Per non parlare, ovviamente, del risparmio per lo Stato in termini di risorse che potranno essere utilizzate, senza assolutamente togliere fondi alla Giustizia, per valorizzare le strutture.

Per questo, auspico che la reale portata di questa innovazione venga compresa da tutti e dai miei Colleghi per primi, i quali dovrebbero cercare di inquadrare questa riforma storica nella sua giusta ottica che, come detto, non è (solo) quella di deflazionare i Tribunali, ma di aggiungere qualcosa, in termine di creazione di valore e di sblocco di risorse altrimenti paralizzate, a situazioni che possono avere, al di là della apparente conflittualità, risvolti  più che positivi.

Post scriptum: questa mattina alcuni Giudici della X Sezione del Tribunale di Roma rinviavano per precisazione conclusioni cause iniziate nel 2008, al maggio del 2015 (sì, 2015!). Anche questo dovrebbe far riflettere i clienti, ma soprattutto noi avvocati, se vogliamo (come vogliamo) tenere conto prima di tutto degli interessi dei nostri rappresentati.

commenti
  1. Luca Tantalo
    23 dicembre 2010 a 17:23 | #1

    Oggi ho inviato un’altra istanza…vi aggiornerò su quello che succederà.

  2. Antonella C.
    23 dicembre 2010 a 8:10 | #2

    Grazie Luca dei tuoi consigli. Mi hai convinto a seguire la stessa strada. Ieri ho individuato le prime 5 cause da portare in mediazione. Sono molto curiosa di utilizzare questo nuovo strumento.

  3. Antonio D.
    21 dicembre 2010 a 11:22 | #3

    Era ora che qualcosa si muovesse.
    Anche perchè è giunto il momento di far cessare l’inevitabile e vergognosa ghettizzazione dei colleghi che parlano bene della mediazione civile!
    Piuttosto, c’è da vergognarsi di essere associati a iniziative definite da molti come ridicole. Si legga, ad esempio, http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=31154
    Sono con voi!

  4. Piero Elia
    21 dicembre 2010 a 9:26 | #4

    Carissimi Colleghi,
    affranchiamoci da una figura ormai arcaica, per non dire Jurassica, di avvocato. Nel ventesimo secolo, un avvocato seriamente interessato alla tutela del cliente deve essere in grado di fornire questa ulteriore opportunità fornita dal “sistema ADR” con la mediazione in primo piano la quale, statisticamente,è la procedura più utilizzata e non disdegnando una ulteriore procedura ADR (arbitrato – mini-trial, ecc.) qualora ve ne siano i presupposti. Quindi Il 20 marzo 2011 sarà il momento di dire basta alle cause in Tribunale a tutti i costi!

  5. Luca Tantalo
    20 dicembre 2010 a 15:34 | #5

    Cara Antonella, con i miei collaboratori stiamo valutando praticamente tutte le pratiche. Abbiamo escluso quelle che andranno a sentenza a breve (intendo al massimo nei prossimi tre / quattro mesi) e quelle in cui, conoscendo le parti, siamo più o meno certi che non aderiranno. Per il resto, ho intenzione di proporlo a tutti gli altri, descrivendo la procedura di mediazione ed i suoi vantaggi e le precedenti esperienze. Ovviamente, sono molto facilitato dal fatto che qui a Roma, come detto, fissano la precisazione delle conclusioni da un minimo di due anni ad un massimo di cinque, per non parlare della Corte d’Appello. Molto spesso questo basta a convincere i clienti, che quasi sempre preferiscono avere un risultato rapido, per non bloccare capitali e risorse varie.

  6. Antonella C.
    19 dicembre 2010 a 19:01 | #6

    Mi sono iscritta anche io al prossimo corso perché voglio cambiare modo di lavorare. Con quale criterio stai scegliendo le pratiche da affidare in mediazione? Come hai convinto clienti e controparti a aderire? Ti sarei grata se condividessi la tua esperienza .

  7. Mario da Brindisi
    18 dicembre 2010 a 17:09 | #7

    Benvenuto collega tra coloro che sono passati dalla teoria ai fatti. Invito tutti gli avvocati scettici sull’introduzione del tentativo di mediazione obbligatorio (così come sarà introdotto a marzo dal D.Lgs. 28/2010) a frequantare un corso pur minimo sulla mediazione in modo, almeno, da poter dissentire con cognizione di causa.
    Mario

  8. Avvocato del foro di RM
    18 dicembre 2010 a 17:01 | #8

    Caro collega, sono d’accordissimo con il tuo articolo. Solo chi ha fatto un corso per mediatori può capire veramente in cosa consiste questa, per certi versi nuovissima, procedura. Il D.Lgs. 28/2010 assicurerà un lavoro molto più qualificante per noi avvocati rispetto a quello che ogni giorno siamo costretti a fare nei tribunali italiani. Riccardo

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