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3 luglio 2007

Conseguenze estreme per l’arroganza in conciliazione

di Veronica Alvisi
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Joe Francis è stato condannato ad una pena detentiva a causa del suo comportamento scorretto in sede di conciliazione. Il signor Francis è titolare negli Stati Uniti di un’attività di intrattenimento per adulti. I suoi dipendenti lo avevano citato sostenendo di essere stati aggrediti e vessati, e un giudice della Florida aveva ordinato che la lite fosse sottoposta a tentativo di conciliazione. Ciò che è avvenuto in conciliazione è poi balzato all’onore delle cronache: in Florida difatti l’obbligo di riservatezza nel corso del procedimento conciliativo non si applica in caso di violenze fisiche.
Secondo quanto è successivamente emerso in sede processuale, il signor Francis si è pervicacemente rifiutato di impegnarsi nella composizione della lite. Durante la conciliazione ha iniziato a giocare con un gioco elettronico, dopo essersi presentato vestito in maniera troppo sportiva. Successivamente, in corso di procedimento Francis non si è fatto scrupolo di ricorrere all’intimidazione fisica e di usare espressioni minacciose del tipo “seppellire” e “rovinare” le proprie controparti e i loro legali. Questo comportamento ha causato una brusca chiusura del procedimento. Il verbale del mancato accordo, tuttavia, ha semplicemente riportato che la conciliazione era stata tentata ma che si era arrivati ad un punto di impasse.
A questo punto gli attori sono tornati dal giudice per chiedere a Francis di comportarsi educatamente e di pagare le sanzioni irrogategli; sono infatti riusciti a dimostrare in udienza che il loro datore di lavoro aveva agito in maniera tale da impedire il tentativo di conciliazione.
La Corte si è così convinta che il signor Francis non aveva praticamente partecipato al procedimento, e se vi aveva partecipato questo era avvenuto in mala fede. Ne ha quindi disposto l’incarcerazione per disobbedienza all’ordine di un giudice, specificando che Francis avrebbe potuto comunque evitare il carcere adottando in conciliazione un comportamento più consono. L’addebito a suo carico sarebbe stato definitivamente sanato nel momento in cui il conciliatore avesse certificato al giudice che il Francis aveva ottemperato a questo ordine e aveva partecipato al procedimento di conciliazione in buona fede.
Nonostante il secondo tentativo di conciliazione si sia chiuso con un accordo accettato da entrambe le parti, i ricorrenti sono stati costretti a chiedere un’udienza urgente per segnalare che Francis, rimettendo i discussione i termini dell’accordo, ha successivamente insistito per una dilazione nei pagamenti.
Informata del fatto, la Corte ha ordinato a Francis di presentarsi spontaneamente in prigione, pena l’emissione un mandato di cattura. L’istanza di Francis contro l’ordinanza è stata rigettata dal giudice d’appello, e poiché egli non si è recato di sua spontanea volontà in carcere, è stato necessario emettere un mandato ed arrestarlo all’aeroporto internazionale della Florida.
Anche se in seguito le parti hanno definitivamente chiuso la controversia, Francis non è stato ancora rilasciato ed è tuttora in prigione in attesa di essere giudicato per i profili penali del suo comportamento.
Da: A worst-case scenario of being uncooperative in a mediation
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