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20 novembre 2008

Conflitti nelle relazioni interpersonali

di Rachele Neferteri Gabellini
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Molti non sanno che le modalità  con cui si gestiscono i conflitti possono incidere significativamente sugli stati emotivi e sulla salute delle persone coinvolte. Imparare a mantenere buoni rapporti personali e di lavoro è fondamentale per poter gestire al meglio le controversie. Il ricorso ad un approccio “costruttivo”non è difficile ma prima di affrontare una controversia è opportuno tenere conto di tre fattori:

 
  1. Potere di controllo sulle reazioni emotive.
     
    Tanto più le controversie coinvolgono aspetti privati e personali più è necessario controllare
     le possibili implicazioni emotive che ne possono conseguire.
  2. Capacità  di autovalutazione personale. E’ necessario saper riconoscere le proprie responsabilità  nell’ambito della controversia. Infatti, quando sorge un conflitto la colpa spesso non è esclusivamente a carico di una sola parte. Accettare la propria responsabilità  è un passo fondamentale per poter gestire la controversia.
  3. Capacità  di “strutturare”il conflitto. E’, infine, estremamente importante decidere le modalità  di gestione del conflitto, come si intende comunicare, chiarire e risolvere le questioni controverse, i dubbi, le problematiche ad esse sottese. La programmazione del conflitto è determinante per il successo della conciliazione ed
     il conflitto si può “strutturare”valutando preliminarmente il proprio coinvolgimento emotivo,
     l’obbiettivo da raggiungere ed il modo con cui si vuole raggiungerlo.

 
Litigare con correttezza non è un obbiettivo sempre perseguibile ma riuscire a farsi comprendere dall’altra parte e, pertanto, dare una struttura al conflitto rende la gestione dello stesso estremamente più agevole. Strutturare la controversia significa innanzitutto concordare l’incontro – ossia fissare un incontro per la discussione. Vi sono poi alcuni aspetti logistici che è importante prendere in considerazione
 come – scegliere il luogo appropriato per la discussione; gestire il tempo a disposizione per esporre la propria posizione.
 
Da un punto di vista comportamentale, “strutturare”la controversia significa inoltre mantenere il controllo – essere in grado di controllare il proprio stato emotivo e il proprio linguaggio, sapere chiedere – essere capaci di porre le domande vuol dire allo stesso tempo saperne ascoltare le risposte –
 
 sapersi esprimere –
avere la capacità  di esprimere il proprio punto di vista usando la terminologia appropriata (es. “si”invece di “ma”) – controllare il linguaggio del proprio corpo – mantenere pertanto un linguaggio del corpo neutrale che non manifesti di per sè chiusura e/o avversione – saper osservare – prendere il tempo necessario ad osservare la situazione, capire cioè come si evolve la discussione, valutare l’esito della controversia – ossia cercare di determinare, alla luce della posizione dell’altra parte, quale potrebbe essere il miglior esito della controversia per tutte le parti coinvolte, saper cedere- sapere essere flessibili e cedere sugli aspetti del conflitto che non sono veramente importanti – evitare giudizi personali e cercare di essere sinceri- dire semplicemente la propria verità , comportarsi onestamente, ammettere i propri errori.
 
In buona sostanza se si vuole gestire il conflitto è necessario dargli una “struttura”idonea a risolverlo. Il comportamento tenuto nel corso della controversia rappresenta ciò che si vuole raggiungere. Se da soli non si riesce a “litigare con correttezza”e a “strutturare”la controversia il ricorso ad un
 negoziato professionale agevolato
 quale appunto la mediazione è altamente consigliato. Il segreto per la risoluzione della controversia è dare valore a quanto ci viene riferito dall’altra parte, adottare un approccio neutrale e acritico di fronte alla lite. Se questo non è possibile è allora importante potersi rivolgere ad un terzo neutrale che agevoli il dialogo e consenta di conferire alla controversia una “struttura”adeguata alla sua risoluzione.
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