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3 luglio 2007

Conciliazione valutativa vs. conciliazione facilitativa

di Redazione MondoADR
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In un recente articolo pubblicato su Cedr.com, Mark Mattison si inserisce nel dibattito sui differenti modelli di conciliazione e di conciliatore, rispondendo a chi vede un segnale negativo nella recente tendenza a impiegare conciliatori-avvocati che adottano uno stile valutativo.

 

I teorici della conciliazione sono soliti distinguere due fondamentali modelli di stile conciliativo: lo stile valutativo, in base al quale il conciliatore è disposto anche a dare suggerimenti e giudizi nel merito del problema, e all’occorrenza a fare pressioni sulle parti per il raggiungimento dell’accordo, e lo stile facilitativo o trasformativo, in base al quale il conciliatore si astiene dal prendere posizione su qualsiasi aspetto sostanziale della controversia, e facilita invece il cammino delle parti verso la “loro” soluzione, trasformando il loro rapporto in senso collaborativo.

 

I sostenitori dello stile facilitativo ritengono che le capacità professionali tipiche degli avvocati (conoscenza della legge, attitudine a risolvere i problemi e capacità di argomentare) non siano tra le più adatte al processo della conciliazione. Mattison ritiene al contrario che le capacità richieste a un conciliatore non sono correlate né in positivo né in negativo con le caratteristiche professionali degli avvocati. A parte la qualità del conciliatore, che rimane in ogni caso il nodo fondamentale, l’altra dote che si dovrebbe cercare in un terzo neutrale è principalmente l’expertise nel settore della controversia. Un conciliatore-avvocato ha peraltro l’indubitabile pregio di poter parlare alle parti di questioni legali con una certa autorità. Ed è difficile che durante una conciliazione l’aspetto giuridico possa essere del tutto ignorato.

 

La capacità di fornire valutazioni, inoltre, dovrebbe essere apprezzata dalle parti, purché ovviamente venga esercitata dal conciliatore durante le sessioni private, e mai in sessione congiunta di fronte alla controparte. Per converso, è facile che i contendenti si irritino ulteriormente quando il conciliatore agisce esclusivamente come facilitatore, mentre la situazione richiederebbe che una delle parti sia messa di fronte all’irragionevolezza delle sue pretese.

 

È buona cosa inoltre che il conciliatore sia in grado di dire alle parti, quando è il caso, che non vuole farsi latore di una proposta inadeguata.

 

Da Mark Mattison “Perhaps you do want an evaluative lawyer mediator!”, cedr.com

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