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20 marzo 2005

Conciliazione e confidenzialità : la Corte Suprema del New Jersey riconosce l’obbligo di riservatezza

di Rachele Neferteri Gabellini
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Lo scorso luglio la Corte Suprema del New Jersey ha applicato per la prima volta il principio di confidenzialità  previsto dall’Uniform Mediation Act (UMA). Secondo la pronuncia, le informazioni scambiate durante il procedimento di conciliazione devono rimanere confidenziali, a meno che la necessità  di rivelarle in giudizio non sia così pressante da superare in modo sostanziale i vantaggi che derivano dalla confidenzialità  del procedimento (State of New Jersey contro Carl Williams, n. A-61-04).

 

Nel caso di specie, la Corte Suprema del New Jersey ha stabilito che il vantaggio del convenuto a citare il conciliatore come teste in un processo penale non è di per sè sufficiente a derogare il vincolo di confidenzialità  che protegge la conciliazione. L’opportunità  di una deroga deve essere valutata nel caso concreto, con riguardo alla gravità  dell’imputazione e all’importanza della testimonianza.

La Corte Suprema del New Jersey ha stabilito alcuni punti che rappresentano una delle prime autorevoli applicazioni dell’UMA: 1. L’Uniform Mediation Act garantisce in via generale ai conciliatori, alle parti e a tutti i partecipanti al procedimento di conciliazione il diritto di non testimoniare sulle informazioni acquisite nel corso del procedimento e di impedire ad altri di poterle rivelare in un eventuale giudizio. 2. I principi dettati dall’Uniform Mediation Act sono pienamente condivisibili e forniscono un appropriato strumento analitico per determinare l’effettiva necessità  di tutelare l’interesse del convenuto nel caso concreto, consentendo in alcuni casi di utilizzare ai fini della prova anche la testimonianza del conciliatore a discapito del suo diritto-dovere di non testimoniare. L’onere di dimostrare la sussistenza di tali presupposti incombe sul convenuto.

Questa pronuncia è la prima emessa dalla Corte Suprema di uno Stato sul tema della riservatezza nella conciliazione, e per un certo tempo potrebbe anche restare l’unica. La sentenza rappresenta, dunque, un punto di riferimento fondamentale, e potrebbe sensibilizzare tutti i tribunali sul problema.

Rachele Neferteri Gabellini 

 

 

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