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18 gennaio 2006

Come evitare i conflitti e vivere (in)felici

di Luigi Cominelli
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La ricerca in campo psicologico ha da tempo individuato cinque stili personali di negoziazione: competitivo, conciliante, collaborativo, accomodante ed evitativo.
Lo stile “evitativo” (avoiding style) è caratterizzato da un basso livello di assertività e al tempo stesso da scarsa disponibilità a cooperare. L’evitatore (avoider) sa che c’è un conflitto ma preferisce ignorarlo, evitarlo, aggirarlo, ritirandosi dalla contesa e dall’interazione. L’obiettivo dell’evitatore è rimandare il problema se possibile all’infinito. L’evitatore è convinto che il conflitto sia sempre negativo. Spesso a causa di esperienze personali o famigliari (un adulto o un genitore violento o comunque dominante), si è formata la convinzione che dissentire sia riprovevole. I valori sostenuti nella propria famiglia hanno scoraggiato i litigi e il dissenso.
Reprimere l’assertività individuale significa credere che non sia opportuno o che non sia sicuro esprimere il proprio disaccordo rispetto a una persona che ha autorità. Tuttavia la capacità di individuare i conflitti che necessitano di essere esplicitati è un’abilità essenziale per l’equilibrio e il buon funzionamento di una famiglia come di un’organizzazione. Contestare sempre le decisioni altrui può causare problemi, ma esprimere il proprio disaccordo quando è opportuno, è invece augurabile.
Quando evitare?
Quando è meglio invece “evitare”? Ci sono casi in cui evitare un conflitto è l’unica soluzione consigliabile:
  • quando la lite verte su una questione secondaria e sono in gioco questioni essenziali per le quali è necessario risparmiare tempo ed energie;
  • quando non è possibile occuparsi del problema in maniera costruttiva;
  • quando occorre guadagnare tempo e dare l’occasione di sbollire gli animi a chi è arrabbiato;
  • quando è necessario evitare decisioni affrettate e bisogna acquisire maggiori informazioni;
  • quando è meglio che della soluzione del conflitto si occupino altri soggetti più coinvolti.
La personalità introversa
Diverse ricerche hanno evidenziato che chi preferisce evitare il conflitto ha di solito una personalità introversa, e tende a osservare le situazioni “a distanza”, trattenendo i propri pensieri e i propri sentimenti, fino a che non sia sicuro della propria posizione e non si senta spinto ad agire. Queste persone sono meno portate a reagire spontaneamente a un conflitto o a provocarlo, a meno che questo non abbia per loro un significato particolare. Spesso sono preoccupate della reazione della controparte, e agiranno sulla base di questa preoccupazione piuttosto che sulla base di dati oggettivi. Le persone introverse che evitano il conflitto rischiano di essere percepite come deboli e passive, anche se hanno il vantaggio di non spendersi finché la situazione è chiara.
Superare la paura del conflitto
La scelta di entrare in conflitto spesso viene riconosciuta opportuna anche dagli stessi evitatori, ma il problema è come passare all’azione. La paura può avere un effetto paralizzante. Agire sulla spinta della rabbia è dannoso, e tuttavia sono le energie che derivano da una forte emozione che danno la scintilla per muoversi e migliorare la propria situazione e il proprio benessere. L’evitatore può superare le proprie paure, ad esempio, con una simulazione sul modello dei giochi di ruolo, o preparando in anticipo un piano d’azione, costruendo così la sicurezza necessaria ad agire. Anche gli esercizi per migliorare la propria assertività sono molto utili. In questo modo si impara a esternare le proprie emozioni e i propri pensieri con un livello di stress più basso. E quando l’interlocutore è in una posizione di forza, la presenza di un conciliatore può bilanciare la situazione e fornire ulteriore aiuto.
Luigi Cominelli
da “The Use and Misuse of an Avoiding Style in Conflict Management”, Dale Eilerman
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