+39 06 36 09 37
Il portale di riferimento sulla risoluzione alternativa delle controversie
Nr. 1 Registro organismi di mediazione Ministero della Giustizia
20 febbraio 2005

Che cosa cercano veramente le parti in un conciliatore?

di Luigi Cominelli
Print Friendly

Proviamo a immaginare quattro conciliatori in un quattro situazioni diverse:

  • Il primo è un ex-giudice che lavora a Los Angeles con tariffe costose ed è impegnato con le parti in una conciliazione su una controversia di proprietà  intellettuale. La conciliazione sta andando molto bene.
  • La seconda è una giovane donna nominata da un agenzia governativa per mediare una questione di affidamento di minori tra un ufficio statale e una famiglia aborigena. La conciliazione non sta andando molto bene perchè la famiglia ha rifiutato il confronto fino al momento in cui non si è iniziato un po’ a parlare anche della famiglia della conciliatrice. Le cose sono iniziate ad andare meglio quando si scopre che la conciliatrice è una lontana parente e quando viene promesso l’interessamento di una donna del luogo che la famiglia conosce da molto tempo.
  • Il terzo viene svegliato nel cuore della notte in un piccolo villaggio della Cina. I membri di due clan rivali hanno deciso, subito dopo un incidente, di richiedere una mediazione immediata.
  • Il quarto lavora negli Stati Uniti, ha 29 anni ed è stato assunto da poco nell’ufficio di conciliazione del Dipartimento per il lavoro. L’ufficio ha un carico di lavoro troppo oneroso per potersi permettere il tempo e le risorse necessarie per formare adeguatamente i suoi conciliatori. Il nostro conciliatore inesperto è stato inviato da solo a mediare una disputa su un accordo sindacale da diversi milioni di dollari, ma le parti non sembrano preoccupate.

A parte le capacità  tecniche, che cosa possono avere in comune tutti questi conciliatori?

Le ricerche di Loretta Kelly sugli aborigeni australiani e di Bee Chen Goh sui cinesi e i malesi possono aiutarci a dare una risposta. Negli ultimi 20 anni le associazioni dei conciliatori hanno speso molte energie per definire gli standard etici e tecnici di quella che si riteneva una professione in senso tradizionale.

Oggi è chiaro che la conciliazione non richiede solo competenza e capacità , ma anche cultura, tatto e appeal. Lo studio di Kelly e Goh ha dimostrato chiaramente che in alcune culture i contendenti cercano nel conciliatore autorevolezza e forti legami con le parti e con la comunità .

Nonostante le grandi differenze, anche le culture occidentali hanno un orientamento, per certi versi, simile. I conciliatori occidentali iniziano a riconoscere l’importanza dell’autorevolezza e dei legami. In particolare, i legami dimostrano che il conciliatore è “uno di loro”, mentre l’autorevolezza indica che il conciliatore è una persona di grande serietà , esperienza e saggezza.

Se nell’occidente le relazioni familiari si sono indebolite, altre forme di aggregazione ne hanno preso il posto (ad esempio istituzioni pubbliche e associazioni). In queste trovano ancora spazio le idee di autorevolezza e di legame con la comunità . Il quarto conciliatore ne rappresenta un esempio: le parti non lo conoscono personalmente, ma lavora in un’agenzia governativa che ha buona reputazione.

La conciliazione commerciale ci dimostra come l’autorevolezza sia un elemento fondamentale. Molti, infatti, prediligono conciliatori ex-giudici, oppure avvocati conosciuti per le loro capacità  di valutazione del caso.

L’accento posto sull’autonomia delle parti nella conciliazione, in contrapposizione all’eteronomia della decisione giudiziale, è una caratteristica prettamente occidentale. E proprio il fatto che la conciliazione in occidente non abbia assecondato fino in fondo il bisogno di autorevolezza e legami potrebbe rappresentare il difetto alla base dell’offerta nel mercato della conciliazione. Sono state anche proposte alternative credibili alla creazione di autorevolezza, come ad esempio prove di certificazione del conciliatore, effettuate sulla base di una performance conciliativa concreta. È comunque inverosimile che la determinazione del conciliatore, il suo senso etico e persino le sue capacità  di mediazione fuori del comune possano sopperire in qualsiasi tipo di cultura o giurisdizione al senso di autorevolezza e alla presenza dei legami.

Pertanto, il percorso formativo andrebbe rivisto e indirizzato verso le persone (poliziotti, sindaci, leader sindacali, capi religiosi) dotate dell’autorevolezza e delle connessioni con la comunità  composta di persone con bisogni reali.

Gli studenti e i professionisti che cercheranno di acquisire questa professionalità  dovranno avere ben presente che le opportunità  si presenteranno solo quando si sarà  in grado di provare la propria autorevolezza e i propri legami con il territorio.

Al di fuori del mercato della conciliazione, tradizionalmente inteso, esiste però molto lavoro di mediazione “atipico”e difficilmente catalogabile, che non per questo può essere improvvisato. Si è stimato che molti manager spendono buona parte del loro tempo mediando conflitti tra subordinati o colleghi. Questi conciliatori de facto, che operano all’interno della loro organizzazione, possiedono certamente l’autorevolezza e i legami necessari.

Forse non esiste un mercato della conciliazione di dimensioni sufficienti per i conciliatori che basano la propria forza solo sulle competenze professionali. Giusto o sbagliato che sia, il grosso del mercato della conciliazione andrà  a coloro che dimostreranno una “connessione culturale”con le parti o con i loro avvocati, e che verranno percepiti come autorevoli.

Luigi Cominelli

 

Traduzione e libero adattamento da:

Something more than skill. What are parties really seeking in a mediator?
di Christopher Honeyman

commenti
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...
Articoli Consigliati
Lo Uniform Mediation Act legge anche in Ohio
Lo Uniform Mediation Act e la sua clausola di riservatezza hanno facilmente passato il vaglio del Senato dell\’Ohio, ed il Gov. Robert Taft...
Le statistiche dimostrano un crescente supporto della conciliazione in Europa
Una recente statistica effettuata tra leader dell’economia e del settore legale, indica la tendenza ad un crescente supporto della conciliazione...
Il Giappone promuove l’uso dell’ADR nel commercio
Il Giappone e gli Stati Uniti hanno stipulato un’intesa, chiamata “Iniziativa U.S.A.-Giappone per la Riforma della Regolamentazione e le...
Newsletter

NON PERDERTI LE NEWS SUL MONDO
DELLA MEDIAZIONE E GIURISPRUDENZA

Iscriviti alla Newsletter per ricevere le notizie in ambito giuridico e di gestione delle controversie.
Ho letto e accetto l’Informativa sulla Privacy

Loading...
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. ok