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3 luglio 2007

Cautele nella conciliazione per la custodia dei figli

di Veronica Alvisi
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Le conciliazioni in materia di divorzio, specialmente quando riguardano questioni relative all’affidamento della prole, sono spesso caratterizzate da un alto tasso di conflittualità. Tale realtà rende vivamente consigliabile adottare uno schema conciliativo leggermente modificato rispetto a quello tradizionale. La conciliazione tradizionale prevede l’intervento di un solo conciliatore, delle parti, ed eventualmente dei loro difensori.
Ciò è particolarmente vero in tutti quei casi in cui la comunicazione tra coniugi appare viziata da uno squilibrio di fondo dei rapporti di forza interni alla coppia, al punto che gli atteggiamenti di una o di entrambe le parti possano essere definiti manipolativi, scorretti, minacciosi o peggio.
Il fenomeno assume maggior consistenza in due ipotesi identificate con chiarezza dalla dottrina:
  1. la Sindrome da Alienazione Parentale (PAS), come si definisce quella situazione in cui un genitore scredita sistematicamente l’altro davanti alla prole, cercando nei figli degli alleati contro il partner, considerato il solo responsabile del fallimento del progetto matrimoniale;
  2. la violenza domestica, intesa tanto come abuso o intimidazione fisica o psichica, quanto come coercizione di fatto basata sullo squilibrio economico esistente tra i coniugi.
Sussistendo queste circostanze, il ricorso alla conciliazione deve essere vagliato attraverso un accurato lavoro di analisi da compiersi prima dell’inizio del procedimento. E anche quando si ritenesse utile tentare la via dell’ADR, è probabile che la partecipazione al procedimento di psicologi esperti in dinamiche familiari, assistenti sociali e, soprattutto, di un curatore degli interessi a lungo termine del minore, potrebbe rivelarsi altamente opportuna. Il curatore degli interessi del minore andrebbe nominato ogniqualvolta il conciliatore sospetti che, nei rapporti familiari, si siano innescate le dinamiche prodromiche della PAS. In questo caso è fondamentale che il procedimento di conciliazione si concluda in un periodo di tempo limitato, massimo un paio di mesi. Il protrarsi del procedimento senza che si raggiunga un accordo, e senza che vengano presi provvedimenti o raggiunti accordi, infatti, genera spesso nel genitore colpevole di aizzare i figli contro il partner la convinzione che il suo comportamento sia tollerato in quanto perfettamente legittimo.
Il modo più semplice per capire se ci si trova in una situazione del genere è far ascoltare con attenzione i bambini della coppia da uno psicologo infantile che collabori col conciliatore. I figli vittime di un genitore come quello sopra descritto, infatti, presentano spesso alcune caratteristiche comuni:
-          denigrano continuamente uno dei genitori;
-          danno giustificazioni deboli, frivole o comunque inconsistenti per tale atteggiamento negativo;
-          mancano dell’ambiguità tipica di tutte le relazioni umane: il genitore preso di mira è descritto dal bambino come una persona completamente negativa, mentre l’altro come una completamente positiva;
-          ripetono senza incertezza che la decisione di essere affidati ad un genitore piuttosto che all’altro dipende esclusivamente dalla propria volontà;
-          accettano incondizionatamente qualsiasi affermazione il genitore preferito faccia nei confronti dell’altro, anche se palesemente falsa o tendenziosa;
-          mancano totalmente di riguardo per i sentimenti del genitore considerato colpevole;
-          utilizzano un linguaggio e prospettano scenari chiaramente indotti da una persona adulta;
-          estendono i sentimenti di avversione nei confronti di tutti i parenti del genitore bersagliato.
In presenza di un numero congruo di questi segnali, è particolarmente raccomandabile adottare gli accorgimenti di cui sopra, e indirizzare la coppia dal giudice non appena si sospetti che il proseguimento del procedimento non possa portare buoni frutti e, soprattutto, possa aggravare la situazione e creare fratture difficilmente risanabili nei rapporti tra il bambino ed i genitori.
da Linda Munro, Anita Vestal, Negotiating Custody with High Conflict Couples
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