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19 febbraio 2010

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo sulla mediazione

di Redazione MondoADR
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Il decreto legislativo in materia di “mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali” è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri riunito Venerdì 19 Febbraio e attende solamente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo aver ricevuto i pareri dalle Commissioni Giustizia di Camera e Senato e aver condotto un ampio dibattito con tutti gli operatori del settore, il legislatore delegato ha introdotto alcune modifiche rispetto allo schema di decreto diramato il 28 ottobre 2009

Si tratta di miglioramenti importanti, finalizzati a spianare la strada ad una copiosa diffusione della mediazione in Italia, avvicinando il sistema di risoluzione alternativa delle controversie agli standard internazionali in merito. Vediamo, dunque, le modifiche più rilevanti rispetto allo schema di decreto già conosciuto:  

 Obbligo di informazione per l’avvocato. All’atto del conferimento dell’incarico, e non più durante il primo incontro,  l’avvocato è tenuto ad informare per iscritto l’assistito della possibilità di avvalersi della procedura di mediazione. In caso di violazione il contratto è annullabile.

Obbligatorietà. Tra le materie per cui il tentativo di mediazione presso gli organismi accreditati costituisce condizione di procedibilità è stato inserito il “risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti”.

Mancata partecipazione. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116 secondo comma del codice di procedura civile.

Proposta del mediatore. Qualora l’accordo amichevole non sia raggiunto, il decreto prevede la possibilità che il mediatore, a sua discrezione, formuli una proposta conciliativa. Possibilità che si trasforma in obbligo qualora le parti ne facciano concorde richiesta.

Rapporti con l’arbitrato. Salvo diverso accordo, le norme non si applicano alle procedure arbitrali. 

Entrata in vigore dell’obbligatorietà. Il tentativo obbligatorio di mediazione, per i settori di contenzioso indicati, entra in vigore decorsi 12 mesi, e non più 18, dall’entrata in vigore del decreto.

La finalità sottesa al provvedimento è chiara: la mediazione, con encomiabile avallo del legislatore, deve consolidarsi configurandosi non come alternativa, bensì complementare ed integrativa rispetto all’amministrazione della giustizia civile. Non solo, l’istituzione di inediti casi di obbligatorietà del tentativo di conciliazione deve essere percepita dalle parti, da chi le assiste e da chi le rappresenta, quale concreta opportunità di evitare l’azione in sede giudiziale e quale fecondo mezzo per la diffusione della cultura della mediazione. 
Nel suo complesso, il decreto legislativo introduce una seria di importanti novità nella gestione del contenzioso.

Ambito di applicazione. Gli organismi di conciliazione sono competenti in tutte le controversie civili e commerciali vertenti su diritti disponibili e nelle controversie transfrontaliere.

 Il tentativo obbligatorio di mediazione in alcuni settori. Dopo dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto, il tentativo di mediazione presso gli organismi accreditati costituisce condizione di procedibilità nelle seguenti materie: condominio, diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con mezzo della stampa o con altro mezzo idoneo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

 Invito del giudice alle parti. Dalla data di entrata in vigore del decreto, il giudice valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti può invitare le stesse a rivolgersi ad un organismo di mediazione.

 Clausole contrattuali. Se il contratto o lo statuto prevedono una clausola di mediazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro assegna il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione davanti ad un organismo.

 Obbligo di informazione dell’avvocato al cliente. All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto ad informare per iscritto l’assistito della possibilità di avvalersi della procedura di mediazione. In caso di violazione il contratto è annullabile.

 Avvio della domanda. La domanda si avvia tramite il deposito di un’istanza presso l’organismo prescelto dalla parte istante o determinato nel contratto tra le parti. Il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa l’incontro non oltre quindici giorni dal deposito della domanda. 

 Mancata partecipazione. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo alla mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116 del cpc.

 Durata della mediazione e primo incontro. Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi dal deposito della domanda.

 Regolamenti degli organismi. Si applica il regolamento dell’organismo prescelto che deve garantire la riservatezza del procedimento e le modalità di nomina del mediatore che ne assicurano l’imparzialità e l’idoneità al corretto svolgimento dell’incarico.  

 Incentivi fiscali. Tutti gli atti, documenti e provvedimenti sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 51.646 euro.

 Credito d’imposta. Alle parti che corrispondono l’indennità prevista è riconosciuto un credito d’imposta fino a concorrenza di 500 euro. In caso di insuccesso della mediazione il credito d’imposta è ridotto della metà. 

 Indennità dovute dalle parti. Le indennità e i criteri di calcolo sono determinati dai decreti ministeriali.  

 Verbale di accordo. Se è raggiunto un accordo, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell’accordo medesimo. Il verbale di accordo ha valore di titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

 Proposta in caso di insuccesso. Se la conciliazione non riesce, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il meditatore formula una proposta di conciliazione se le parti concordemente lo richiedono.

 Impatto sulle spese processuali. Se le parti concordano nel richiedere la proposta del mediatore e questa corrisponde intermante al giudizio, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta. Quando il giudizio non corrisponde interamente alla proposta, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice.

 Riservatezza, inutilizzabilità e segreto professionale. Il mediatore e chiunque opera all’interno dell’organismo è tenuto all’obbligo della riservatezza e non può essere chiamato a testimoniare. Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento non possono essere utilizzate in giudizio.

 Organismi di mediazione iscritti al Registro. Le procedure di mediazione possono essere gestite solo dagli organismi pubblici e privati iscritti ad un apposito Registro presso il Ministero della Giustizia. I requisiti e le modalità di iscrizione sono disciplinati da appositi decreti ministeriali. I consigli degli ordini degli avvocati, le Camere di Commercio e i consigli degli ordini professionali (per quest’ultimi per le materie riservate alla loro competenza) possono istituire organismi ed essere iscritti a semplice domanda.

 Mediatori. La procedura di mediazione può essere gestita solo da mediatori iscritti alla liste degli organismi accreditati al registro che hanno frequentato e superato un apposito percorso formativo erogato da enti di formazione accreditati dal Ministero della Giustizia

commenti
  1. Pompeo
    18 giugno 2012 a 10:57 | #1

    Non capisco come si possa attribuire alla fantomatica lobby degli avvocati la volontà o addirittura l’imposizione di questo utilissimo strumento giuridico. Al contrario moltissimi avvocati anche in alcune loro rappresentanze non erano favorevoli. Il fatto che un avvocato possa esercitare l’attività di mediatore civile (dopo aver sostenuto un esame come qualsiasi altro cittadino peraltro) non significa nulla.

  2. Daniela
    31 marzo 2010 a 17:38 | #2

    Proprio così: a partire dal 20 marzo, soltanto obbligo di informativa (un modello pronto l’ho trovato qui http://www.mediazionecivile.it/avvocati.html); trascorsi 12 mesi, scattano anche l’obbligo di tentare prima la mediazione vera e propria.

    Come si legge in giro (“Un’opportunità per giovani avvocati e neolaureati in materie giuridiche”) e come persona direttamente interessata, forse posso anche intravedere qualche occasione di lavoro. E, a quanto pare non sono la sola (http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=274&ID_articolo=246&ID_sezione=628).

    Però, secondo il mio modesto parere, c’è ancora tanto da fare. Prima di tutto sotto il profilo della comunicazione istituzionale. Se ne sa ancora molto poco!

    Inoltre, quando vedrà la luce il decreto attuativo contenente tutti i dettagli? Soltanto quando conosceremo l’aspetto definitivo che assumerà questo istituto, potremo dire se potrà essere un’occasione o meno.

  3. gianni
    25 febbraio 2010 a 16:12 | #3

    scusa ma non hai capito nulla. gli avvocati, come me, non sono assolutamente d’accordo ad una mediazione in quanto, per esperienza, ti assicuro che non serve a nulla se non a danneggiare i clienti che vedono i tempi di riconoscimento dei propri diritti continuamente allungarsi. Oltretutto, obbligare il cittadino a conciliare sottraendosi così al giudice naturale, mi pare del tutto incomprensibile, oltre che incostituzionale. Il governo, anziché risolvere i problemi della giustizia, cerca di allontanare i cittadini dai tribunali devolvendo ad organismi esterni al mondo della giustizia l’onere di svolgere il lavoro che spetta agli organismi della magistratura a ciò deputati per legge. Un altro esempio di denegata giustizia. @Giuseppe Sbardella

  4. Leonardo D’Urso
    24 febbraio 2010 a 11:08 | #4

    @AvvReggio
    In effetti vi è stata un po’ di confusione mediatica sui tempi di entrata in vigore del decerto. Occorre quindi un po’ di chiarezza. Le disposizioni contenute nel decerto entreranno in vigore tra pochi giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. In particolare, l’obbligo di informazione degli avvocati nei confronti dei loro assistiti per le nuove cause, la possibilità del giudice di invitare le parti a ricorrere ad un organismo di mediazione anche per le cause pendenti, gli effetti del verbale di mancata comparizione e dell’accordo di concilizione, gli incentivi fiscali, e così via entreranno in vigore tra pochi giorni e assicureranno un costante e graduale aumento del numero delle mediazioni nei prossimi 12 mesi.
    Solo ed esclusivamente le disposizioni del comma 1 dell’art. 5 (il tentativo obbligatorio di mediazione per alcuni importanti settori del contenzioso) entreranno in vigore dopo 12 mesi e si applicano ai processi iniziati a decorrere da quella data. La ratio è chiara. Il legislatore ha voluto dare un anno di tempo per aggiornare i mediatori e formarne di nuovi e sopratutto affinchè gli organismi si strutturassero capillarmente in tutto il territorio nazionale.

  5. AvvReggio
    23 febbraio 2010 a 16:10 | #5

    Non ho capito bene, il Sole di oggi scrive che la normativa entra in vigore in primavera del 2011. Ma allora, quando entra in vigore questo decreto legislativo, subito o tra 12 mesi? e cosa succede alla cause pendenti?

  6. Alessandro
    23 febbraio 2010 a 14:19 | #6

    Secondo me andava introdotto il tentativo obbligatorio per tutte le cause civili e commerciali. Perchè solo in alcuni settori ? Le cause di separazione dei beni, ad esempio, nei divorzi oppure le cuase fallimentari con diverse parti in causa sono adattissime al tentativo di mediazione. Speriamo che, sulla base dei risultati conseguiti nei settori previsiti, il legislatore possa estendere la mediazione in tutti i settori.

  7. Livio
    23 febbraio 2010 a 13:07 | #7

    Mi sembra proprio una rivoluzione. Finalmente! Non sono d’accordo con il commento precedente. Nonostante i tantissimi avvocati a favore della mediazione, credo che la classe forense nel suo complesso sia stata scettica su questo provvedimento e non lo abbia favorito.

  8. Giuseppe Sbardella
    22 febbraio 2010 a 9:05 | #8

    Bene, piena vittoria dell’Ordine degli Avvocati, la più potente lobby esistente nel Paese.
    Cari saluti

  9. Renato Fossati
    19 febbraio 2010 a 19:15 | #9

    L’approvazione di questo decreto legislativo costituisce una grande occasione per la diffusione della mediazione in Italia. Tuttavia, se tale opportunità non sarà colta ovvero se gli operatori non faranno loro parte, il rischio sarà di fare il gioco dei nemici della mediazione, cioè quello di ridurre il tentativo obbligatorio a una vuota formalità o peggio ancora di rendere inapplicabile la legge. Il legislatore è stato coraggioso, ora sta all’efficienza e alla serietà degli organismi di mediazione ed alla professionalità dei mediatori.
    Come mediatore esprimo grande soddisfazione riguardo all’eliminazione della “proposta obbligatoria” nel testo di legge approvato.

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