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12 giugno 2003

ADR e conciliazione “non-giudiziale”da parte del giudice: il punto di vista del giudice canadese Louis Otis

di Simona Ruoti
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La crisi che colpisce il sistema tradizionale della giustizia civile ha origine da un numero di fattori collegati sia ad una procedura farraginosa, che sotto certi aspetti è ormai desueta, sia ai limiti istituzionali del sistema stesso. Un diverso approccio alla risoluzione delle controversie – più semplice e meno costoso e che incontri le esigenze delle parti in lite – sta gradualmente prendendo forma nei tribunali canadesi.

Nel 1998, l’introduzione della conciliazione giudiziale nelle Corti di Appello del Quebec è stato il segnale che la magistratura ha deciso di assumersi le proprie responsabilità  per la crisi causata dall’inefficienza del sistema della giustizia civile. Si è avvertita la necessità  predominante di ridurre le distanze tra l’autorità  (rappresentata in questo caso dalla magistratura) ed il pubblico, e di restituire alle parti stesse il potere di comporre una controversia.

I motivi che hanno condotto all’istituzione della conciliazione giudiziale in una Corte di Appello poggiano prevalentemente nelle carenze del sistema tradizionale: ritardi, costi giudiziali ed extragiudiziali connessi al processo, costi di agenzia che derivano dal sovrapporsi degli interessi reali (e non) associati alla lentezza del procedimento.

La sentenza inoltre non sempre risolve la disputa in modo esauriente. In alcuni casi, l’applicazione delle regole di diritto e le lacune nelle obbligazioni imposte dal giudice impediscono la creatività  necessaria a dirimere la controversia. Spesso accade che le uniche soluzioni praticabili dal giudice al termine del processo non siano quelle più appropriate per comporre la lite, poichè quest’ultima col passare del tempo è radicalmente cambiata.

In via generale la conciliazione giudiziale si ispira alle regole della conciliazione privata, in particolare riguardo al consenso, alla procura alle liti, al deposito di documenti, alla negoziazione e alla stesura di una decisione motivata. In ogni caso, la conciliazione giudiziale non ha aspetti che la differenzino nettamente dalla conciliazione privata.

È noto che la conciliazione giudiziale è parte integrante del sistema legale. Oggi, nelle Corti di Appello del Quebec esiste un sistema unificato, misto, equilibrato e funzionale per risolvere le dispute. La conciliazione giudiziale non è considerata come un metodo preventivo di risoluzione delle liti, ma come una parte integrante del sistema giudiziario tradizionale, con il risultato che le parti possono fare uso di questo istituto in ogni stadio del procedimento.

Uno degli aspetti più importanti della conciliazione giudiziale è che il conciliatore è un giudice, e che il processo e la conciliazione sono indipendenti tra loro. Per questo motivo, quando la conciliazione non porta alla chiusura del caso, il giudice-conciliatore viene estromesso dal giudizio di merito. Questa è la caratteristica-chiave del sistema, e garantisce che chi prenderà  la decisione finale sia indipendente e imparziale.

I casi che sono sottoposti alla conciliazione giudiziale sono attentamente selezionati secondo il modo in cui la disputa si è sviluppata, secondo la sua complessità , secondo il fatto che esista un reale desiderio di comporre la lite e secondo i rapporti di potere tra le parti.

Nel corso della conciliazione il giudice-conciliatore devono permettere alle parti di esaminare la disputa sotto tutti i punti di vista e di determinare le questioni inerenti alla controversia e agli interessi in gioco. I giudici-conciliatori devono dare alle parti l’opportunità  di verificare tutte le opzioni che possono portare ad una soddisfacente composizione della causa.
Trovandosi nella posizione ideale di soggetto terzo neutrale, i giudici-conciliatori sono in grado di prospettare le possibili soluzioni alle parti nel momento giusto. Bisogna rammentare che le parti che scelgono di adire le corti hanno spesso una visione distorta della lite. I conciliatori dispongono invece di una visione globale, e le aiutano ad andare oltre il proprio punto di vista ristretto.

La nascita di mezzi alternativi di risoluzione delle dispute entro il sistema di giustizia statale è indicativo del fatto che la società  ha deciso di addossarsi le sue responsabilità  direttamente nei confronti del diritto, e che quest’ultimo non è più considerato come qualcosa di trascendentale ed immutabile. Questa nuova relazione con il diritto, lungi dall’essere il sintomo di una perdita di legittimità  da parte del diritto stesso, lascia sperare al contrario in una ripresa democratica.

Simona Ruoti

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