+39 06 36 09 37
Il portale di riferimento sulla risoluzione alternativa delle controversie
Nr. 1 del Registro degli Organismi di mediazione tenuto presso il Ministero della Giustizia
6 febbraio 2015
Mediazione e giustizia amministrativa

Il Presidente del Consiglio di Stato Giovannini a favore dell’introduzione della mediazione anche per la giustizia amministrativa

di Redazione MondoADR
Print Friendly
giovanniniRiportiamo uno stralcio dell’interevento alla Commissione VIII del Senato del Presidente del Consiglio di Stato Giorgio Giovannini relativa al disegno di legge delega Atto Senato 1678 e in particolare all’art. 1 lettera l) che recita:
<<1. Il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio rispettivamente sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 32, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, e dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici, tenendo conto delle migliori pratiche adottate in altri Paesi dell’Unione europea:……l) razionalizzazione dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione del contratto;>>
Di seguito l’intervento del Presidente Giovannini sulla porposta di introduzione dei metodi ADR e della mediazione in particolare nel contenzioso giudiziario.

<<I rimedi alternativi di tutela. Un criterio di particolare interesse posto dal disegno di legge delega è quello contenuto nella lettera l) dell’art. 1, con il quale è demandata al legislatore delegato la razionalizzazione dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione dei contratti. Per la verità questo criterio non mi sembra rispondere ad una previsione delle direttive e neppure a previsioni contenute delle direttive ricorsi che si sono succedute tra il 1989 ed il 2007.

Esso è però ugualmente da condividere, da un lato, perché è consonante con un generale orientamento dell’Unione europea favorevole a queste forme di rimedi, orientamento che, come è noto, si è espresso in materia civile e commerciale con la direttiva n. 52 del 2008 sulla mediazione. Il criterio è poi, d’altro lato, più in generale da condividere perché, ove adeguatamente attuato, potrebbe contribuire a realizzare una certa deflazione del contenzioso giudiziario. Per quanto in particolare riguarda la giustizia amministrativa, infatti, è vero, come ho accennato prima, che riusciamo a far fronte ai ricorsi in materia contrattualistica pubblica in tempi estremamente celeri. Ciò, però, avviene a discapito dell’altro contenzioso di nostra pertinenza, che per volontà della legge e per forza di cose finisce coll’essere posposto a detti ricorsi e vede così accrescersi i tempi di attesa delle decisioni.

L’introduzione e l’implementazione dei rimedi alternativi alla giurisdizione ─ e, cioè, le cosiddette a.d.r. (alternative dispute resolution) secondo l’acronimo anglosassone ─ pongono peraltro problemi diversi a seconda che attengano alla fase di aggiudicazione dei contratti, ovvero a quella della loro esecuzione. Quanto a quest’ultima, ci si trova in presenza di rapporti di diritto – obbligo di carattere patrimoniale correnti tra la stazione committente e l’affidatario del contratto e, dunque, il rimedio è di più agevole realizzazione, potendo assumere connotazione transattiva nelle più varie forme. Attualmente il codice dei contratti pubblici prevede l’istituto dell’accordo bonario, che è promosso o deciso da una commissione composta da tre membri o, per i contratti di minor valore, dallo stesso responsabile del procedimento. Francamente non so quanto statisticamente questo istituto abbia deflazionato il contenzioso giurisdizionale che, per questa fase, è di pertinenza del giudice ordinario. Tuttavia si potrebbe rafforzarlo, assicurando maggiori garanzie di indipendenza dei componenti o, quanto meno, del presidente della commissione, il quale potrebbe, ad esempio, essere nominato dall’Autorità anticorruzione, ovvero ad essa potrebbe essere rimessa la tenuta di un apposito registro di soggetti idonei a tale funzione, secondo requisiti predeterminati.
Più delicata è l’individuazione di possibili rimedi alternativi per le controversie che sorgono con riferimento alla fase di aggiudicazione dei contratti. Qui, infatti, ci troviamo in presenza di rapporti di potestà pubblica – interessi legittimi, correnti tra la stazione appaltante ed i partecipanti alle selezioni, situazioni soggettive queste le quali hanno la caratteristica dell’indisponibilità e che, quindi, non possono essere oggetto di strumenti lato sensu transattivi di alcun tipo. Forse la soluzione migliore sarebbe quella di affidare la risoluzione alternativa non giurisdizionale di tali controversie ad un organo che nell’ambito dell’apparato amministrativo dello Stato fruisca del massimo grado di neutralità e terzietà. E qui, ovviamente, la scelta non potrebbe – mi sembra – che cadere sull’Autorità nazionale anticorruzione, la qualeper la verità già ora, in base all’art. 6, comma 7, lett. u) del codice dei contratti pubblici, annovera tra i suoi compiti quello di esprimere, su iniziativa della stazione appaltante e di una o più delle altre parti, parere non vincolante relativamente a questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara, eventualmente formulando una ipotesi di soluzione. Si tratta di una competenza che è stata accuratamente disciplinata dalla stessa Autorità nei suoi profili procedimentali e che potrebbe allo scopo in questione essere ulteriormente valorizzata.>>
commenti
  1. Carlo Alberto calcagno
    9 febbraio 2015 a 17:14 | #1

    Del resto il legislatore francese, a cui da ultimo qualcuno ha detto e scritto di ispirarsi per la n.a., ha introdotto nel 2011 la conciliazione delegata nell’ambito del processo amministrativo.
    Nei tribunali amministrativi e nelle corti amministrative d’appello, i presidenti possono, se le parti sono d’accordo, organizzare una missione di conciliazione e nominare a questo effetto la o le persone che la condurranno .
    Sempre nel 2011 si è deciso di introdurre nel settore amministrativo anche la mediazione. Va qui inoltre menzionata l’Ordinanza n. 2011-1540 del 16 novembre 2011 che ha inserito nel Codice di giustizia amministrativa un capitolo inerente alla mediazione.
    Anche in Spagna si era originariamente prevista la mediazione nel processo amministrativo, ma il progetto della ley 5/12 non è stato approvato sul punto, forse per dare più tempo al legislatore per implementare l’istituto.
    Ed in Germania la presenza della mediazione nei rapporti tra cittadino e P.A. risale agli anni ’90.

  1. Nessun trackback ancora...
Articoli Consigliati
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. ok