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21 febbraio 2005

Dialoghi positivi in materia di Alternative Dispute Resolution con i maggiori operatori del diritto europeo

di Redazione MondoADR
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I recenti incontri in materia di soluzione delle controversie internazionali tra delegazioni degli Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno superato ogni aspettativa, forgiando un nuovo apprezzamento per il ruolo dei giudici nel sostegno all’arbitrato internazionale.

Kenneth B. Reisenfe ld, presidente del Dipartimento di Diritto Internazionale della American Bar Association e co-presidente della delegazione, ha fatto notare come la dialettica e lo scambio di opinioni avvenuto nei suddetti incontri siano difficilmente raggiungibili dai politici. In particolare, egli ha rilevato come la forte leadership del giudice Stephen G. Breyer della Corte Suprema di Giustizia, abbia favorito il pieno coinvolgimento di ognuno in merito all’argomento affrontato.

Reisenfe ld ha dichiarato che gli incontri sono stati una rara ed effettiva opportunità  per gli esperti di arbitrato, avvocati, mediatori e giudici per discutere efficacemente le questioni attuali relative alla soluzione alternativa delle controversie a livello internazionale e al diritto internazionale. Tra le altre cose, si è parlato dell’interazione tra arbitrato e controversie parallele, dell’arbitrato con più parti, del regime delle prove nell’arbitrato, del crescente utilizzo della conciliazione in Europa e della soluzione alternativa delle controversie secondo i Trattati bilaterali in materia finanziaria (BITs), caratterizzata da un vero e proprio boom nell’ultimo decennio.

Egli ha evidenziato come tali trattati abbiano privatizzato le decisioni in materia da parte degli stati contraenti e dei loro governi e, se da un lato hanno aumentato la sicurezza degli investimenti stranieri, incoraggiandone il flusso, dall’altro coinvolgono questioni di rilevanza pubblica oggetto di interesse politico. Ha inoltre puntualizzato come tra le diverse delegazioni vi sia stato un comune accordo, affinchè le procedure di ADR richiamate dai trattati siano chiare e comprensibili per i paesi contraenti e maggiormente aperte alla partecipazione da parte dei loro governi, notando peraltro come, essendo in gioco importanti interessi politici, la delegazione americana abbia incoraggiato tali paesi a fornire una loro posizione su una singola questione, che possa ricondursi all’applicazione dei trattati, attraverso il deposito di una memoria tipo a carattere amichevole per un procedimento di ADR.

Infine, Reisenfe ld ha riferito come le discussioni si siano anche incentrate sulla necessità  di stabilire un procedimento di appello avverso le soluzioni adottate attraverso un procedimento di ADR e come le delegazioni abbiano concordato che i giudici dei singoli stati contraenti debbano dare supporto all’arbitrato commerciale internazionale, vista la sempre più crescente importanza dello stesso.

A tal fine, gli stati contraenti devono assicurare che i loro giudici comprendano correttamente il loro ruolo fondamentale nella conservazione e nella esecuzione delle soluzioni delle controversie adottate in sede di arbitrato, ruolo che si esplica attraverso l’adozione di provvedimenti temporanei simili alle ordinanze restrittive temporanee.

La Commissione delle Nazioni Unite sul Commercio Internazionale (UNCITRAL) sta, peraltro, attualmente affrontando tale questione, e recentemente è giunta ad una concorde autorizzazione degli arbitri all’emissione di provvedimenti a carattere provvisorio e di ordinanze di tipo preliminare su istanza di parte, seppur con riferimento ai primi è ancora aperto il dibattito.

Reisenfe ld ha ancora riferito che le delegazioni hanno discusso sui differenti tipi di approccio alla conciliazione, riconoscendone un maggior sviluppo e pratica negli Stati Uniti e soltanto a livello iniziale nel Regno Unito ed in Francia. In questi ultimi due stati, difatti, è forte la necessità  di gestire la complessità  della conciliazione in ambito commerciale, tant’è che se ne favorisce un sempre maggiore utilizzo attraverso l’assicurazione della riservatezza delle singole sessioni, al fine di una più aperta e proficua discussione tra i partecipanti.

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