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23 maggio 2005

Danni punitivi: il punto della situazione negli USA

di Redazione MondoADR
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Greg e Jo Ann Johnson si sono sentiti presi in giro quando 17 mesi fa la corte d\’appello di Fresno, California, ha quasi interamente respinto il risarcimento punitivo di 10 milioni di dollari loro riconosciuto in una causa (Johnson v. Ford).

Esattamente una settimana più tardi, Lionel Simon ha festeggiato quando una giuria d\’appello di Los Angeles gli ha riconosciuto un risarcimento punitivo di $ 1.7 milioni in una causa di frode immobiliare contro la più grande banca commerciale italiana (Simon v. San Paolo US Ho lding).

In entrambi i casi le corti hanno applicato il principio giuridico formulato nella sentenza State Farm Mutual Automobile Insurance c. Campbell, secondo cui i risarcimenti punitivi raramente possono superare una determinata cifra.

La difforme applicazione del principio ha imposto la necessità  di un chiarimento.

” La Corte Suprema della California non ha esaminato la questione dell\’eccesso dei risarcimenti punitivi per oltre un decennio” ha detto Theodore Boutrous Jr., socio dello studio di Los Angeles Gibson, Dunn & Crutcher.

Alcuni ritengono che arbitrari ed illimitati risarcimenti punitivi abbiano un effetto raggelante sul commercio dello Stato, scoraggiando l\’innovazione e incrementando i costi per i consumatori.

Altri sostengono, al contrario, che gli ingenti risarcimenti punitivi abbiano l\’effetto di spingere le società  ad adottare comportamenti più onesti e di fungere da deterrente dal compiere ulteriori violazioni.

La Corte Suprema degli Stati Uniti, nel caso Campbell, ha stabilito che i risarcimenti punitivi devono avere qualche ragionevole collegamento con il danno subito. Nonostante i Giudici della Corte Suprema non abbiano stabilito alcuna specifica ratio, hanno detto che “in pratica, pochi risarcimenti che superino numeri ad una cifra, tra danni punitivi e danni risarcitori, soddisferanno il giusto processo”.

“Giacchè ai convenuti nelle cause civili non sono assicurate le medesime protezioni assicurate agli imputati” ha scritto il Giudice Anthony Kennedy nella sentenza Campbell, “i risarcimenti punitivi rappresentano un serio rischio di arbitraria privazione della proprietà , un rischio che aumenta quando si decida sulla base di elementi minimi riguardanti l\’ammontare del risarcimento”.

I giudici della Corte Suprema hanno dato istruzioni alle varie corti, nella valutazione dei danni punitivi, ossia considerare il grado di riprovevolezza della condotta del convenuto, la differenza tra il danno potenziale e quello effettivamente sofferto dal danneggiato e valutare la differenza tra il risarcimento punitivo riconosciuto dalla giuria ed i risarcimenti concessi o imposti in casi simili.

Nel caso Johnson v. Ford Motor, la famiglia Johnson ha sostenuto che il “gigante” produttore di autovetture, rivendeva automobili difettose, senza dichiarare le riparazioni su di esse effettuate. I giurati hanno riconosciuto 18.000 dollari per danni compensativi per la loro Ford Taurus difettosa del 1997 e 10 milioni di dollari per danni punitivi, in quanto Ford ha rivenduto autovetture ed autocarri difettosi, almeno 1200 volte l\’anno.

La Corte d\’Appello del V Distretto di Fresno, sulla base del caso Campbell, ha ritenuto che i Johnson non potessero trarre profitto dalle sventure di altri acquirenti ed ha pertanto ridotto il risarcimento punitivo a 53.435 dollari, circa il triplo dei danni compensativi.

Sette giorni dopo, il 2 Dicembre, la Corte del II Distretto di Los Angeles, ha riconosciuto 1.7 milioni di dollari per danni punitivi, nonostante l\’attore abbia ricevuto solo 5.000 dollari per danni compensativi delle spese, con un rapporto di 340:1.

La Corte ha ritenuto che nel caso Simon v. San Paolo US Ho lding, la San Paolo, nel frodare il signor Simon dell\’acquisto di un piccolo edificio nel centro di Los Angeles, abbia causato a quest\’ultimo un danno di 400.000 dollari, con un rapporto di 4:1.

Diversi avvocati hanno sostenuto che la sentenza Campbell ha tracciato una linea chiara, richiedendo che i danni punitivi non superino numeri ad una cifra, con un rapporto 9:1.

Altri respingono questa affermazione, ritenendo che la Corte Suprema degli Stati Uniti non ha mai ristretto i limiti dei danni punitivi a numeri ad una cifra, ma abbia piuttosto riconosciuto la necessità  di considerare tutti i danni, compresi quelli non compensati o potenziali.

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