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31 gennaio 2005

Alcune pronunce delle corti americane sul ricorso all’arbitrato

di Redazione MondoADR
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La Suprema Corte del Wyoming è il primo tribunale ad aver adottato, con una pronuncia dello scorso 8 dicembre, la posizione evolutiva della Suprema Corte degli Stati Uniti, in base alla quale “tutte le questioni relative all’applicazione ad una controversia di una procedura di arbitrato dovrebbero essere sollevate dalle corti in caso di incertezza sul foro competente”.

 

Nel caso Dorian Fox and The Investment Center, Inc. v. Frank and Maureen Tanner et al. (N. 04-19), la Corte del Wyoming ha difatti stabilito che spetta alle corti decidere se sottoporre ad arbitrato una controversia sorta da un contratto contenente una esplicita scelta a favore di tale procedimento anche per la questioni concernenti la clausola di arbitrato.

 

Richard C. Reuben, professore presso l’Università  del Missouri-Columbia, sostiene che tale pronuncia è la prima ad ispirarsi esplicitamente al nuovo indirizzo della Suprema Corte degli Stati Uniti sulla sottoposizione ad arbitrato delle controversie, riflettendo un indirizzo generale circa l’esigenza di una chiara e incontrovertibile manifestazione di volontà  degli stessi arbitri in merito alla scelta delle parti in favore dell’arbitrato.

 

La Corte del Wyoming nel caso Fox ha rigettato la c.d. “dottrina della separabilità “ esposta in “Prima Paint Corp. v. Flood & Conklin Mfg. Co.” (388 U.S. 395, 1967), nella quale la Suprema Corte degli Stati Uniti stabiliva che “ai sensi dei principi della FAA, l’impugnazione di un contratto per vizio della volontà  è una domanda separabile attribuibile all’arbitrato, e che solo una impugnazione per vizio della volontà  rivolta direttamente alla clausola di arbitrato dovrebbe essere decisa da una corte, piuttosto che in sede arbitrale”.

 

Tale teoria è stata peraltro modificata dalla Suprema Corte nel caso First – come fa notare la stessa Corte del Wyoming – dove è stabilito che se le parti hanno concordato di sottoporre ad arbitrato alcune controversie, inclusa quella circa l’arbitrabilità  delle stesse, le corti dovrebbero applicare la legge che regola i contratti in generale.

 

La Corte del Wyoming ha inoltre stabilito che “anche il caso First Options suggerisce che la rinuncia alla tutela in giudizio, mediante accordo in favore della devoluzione ad arbitrato, non può basarsi sul consenso implicito, ma solo su una chiara ed incontrovertibile volontà  espressa dalle parti in seno al contratto.

 

La posizione in favore della necessità  del consenso esplicito ha guadagnato ulteriore supporto nel caso Howsam v. Dean Witter Reyno lds, Inc., (537 U.S. 79, 2002), nel quale la Suprema Corte degli Stati Uniti ha stabilito che la questione circa la sottoponibilità  di una controversia ad arbitrato, rientra nella competenza del tribunale, a meno che le parti abbiano indicato in modo “chiaro ed incontrovertibile”che tale questione debba essere rimessa ad un arbitro.

 

Il professor Reuben ha sostenuto che la Corte del Wyoming è stata la prima, da quando il caso Howsam è stato deciso, a sollevare l’attenzione sul punto, in merito alle decisioni “Prima Paint” e “First Options”. Ed è stata inoltre la prima, dal caso Howsam, a rigettare la dottrina della separabiltà  espressa nel caso “Prima Paint”e la teoria del consenso implicito.

 

Il caso sorse nel 2001 quando due famiglie citarono in giudizio Jeffrey Barber, il Centro Investimenti TIC e Dorian Fox per frode, inadempimento contrattuale e sottrazione colposa di investimenti. I contratti d’investimento oggetto della controversia contenevano tutti clausole obbligatorie di arbitrato.

 

TIC e Fox presentarono un’istanza per risolvere la controversia in base al loro accordo in favore dell’arbitrato. La corte distrettuale stabilì che mentre la legge in tale materia è controversa, l’indirizzo è di ricorrere ad arbitrato solo quando le parti chiaramente concordano in tal senso, potendo inoltre la corte, sempre che non vi sia prova di un consenso esplicito sul punto, giudicare sulla questione della sottoponibilità  ad arbitri della controversia.

 

La Suprema Corte del Wyoming sostenne che non vi era alcuna prova che Tanners aveva concordato di rimettere ad arbitri la questione della devoluzione ad arbitrato delle controversie. In tal senso va detto che Tanners non impugnava il contratto nel suo complesso, quanto la singola questione circa la validità  della clausola di arbitrato, dalla quale era sorta la questione circa la sottoponibilità  ad arbitrato della controversia.

 

Pertanto, in accordo con la pronuncia “First Option and Howsam”, la corte concluse che “la questione circa la devoluzione ad arbitri o meno di una controversia dovrebbe venire decisa da una corte e non in sede di arbitrato”.

 

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